Dei lavori di Danilo Premoli hanno scritto: Alberto Albertini, Nanni Balestrini, Roberto Borghi, Ginevra Bria, Decio G.R. Carugati, Jacqueline Ceresoli, Aldo Colonetti, Sergio Dangelo, Vittorio Fagone, Gio Ferri, Matteo Galbiati, Lorella Giudici, Flaminio Gualdoni, Linda Kaiser, Marco Maiocchi, Enrico Mascelloni, Francesco Morace, Roberto Mutti, Guido Oldani, Giancarlo Pavanello, Giorgio Soavi, Aldo Spinelli, Maurizio Vitta.


Leggi di seguito gli scritti critici di
Francesco Morace, Aldo Colonetti, Nanni Balestrini

 
Francesco Morace
[presentazione mostra personale di design "Oh, Ada!", 2000, Galleria 10.2! Milano]

Oggetti per una quotidianità creativa
Il paesaggio di oggetti che quotidianamente circonda le persone diventerà, in un futuro ormai presente, proiezione e supporto di identità personali orientate sempre più chiaramente alla qualità della cultura materiale e alla familiarità creativa con l'ambiente. È per questo che le famiglie di oggetti straordinari nella loro banalità, diventano un punto di riferimento per i soggetti CreActives, cioè per coloro i quali traggono dall'esistenza quotidiana la linfa vitale per rilanciare i propri progetti di vita, i propri sogni e le proprie visioni creative. È sul terreno quotidiano che si sviluppano le energie di trasformazione del reale, attraverso esperienze minime ma rilevanti, nella relazione con gli oggetti, i luoghi e le persone che popolano il presepe della consuetudine avanzata e della domesticità diffusa, nel sentirsi a casa ovunque del neo-nomade.

Gli oggetti proposti da Danilo Premoli in questa mostra e nella sua attività di creativo multiforme, rappresentano un esempio di cosmogonia minima, che si esprime attraverso le punture di spillo del quotidiano, con oggetti-esperienze che punteggiano la cultura materiale di ognuno, con suggestioni che attraversano il mondo alimentare, del lusso, del gioco, del giardinaggio o delle nuove tecnologie. Occasioni di vita pensate e re-interpretate con il tocco delicato del suggeritore, che non propone modelli, non stravolge le forme del gesto, non inventa nuove categorie di oggetti, ma si limita a riproporle integrandole con un'idea, con un pensiero, attraverso una particolare sensibilità.

È così che il mouse-pad con il suo messaggio "life outside" diventa un incoraggiamento alla vita reale che, con la sua fisicità, supporti l'identità in rete; o che i contenitori della collezione "Orsa", con la loro versatilità e componibilità, propongono una costellazione di assaggi, suggerendo l'esplorazione di gastronomie esotiche o pluricentriche, comunque contaminate. Ma forse la proposta più affascinante che Danilo Premoli ha concepito, è proprio il disegno di un mazzo di 54 carte, in grado di supportare creativamente l'infinito intrattenimento che qualsiasi gioco di carte rilancia nel più vasto Gioco del Mondo. [ top ]

 
Aldo Colonetti
[presentazione mostra personale d'arte "ABC Wit", 1994, Fondazione Mudima, Milano]

Casualità dell'automatismo
Come sempre, e in questa mostra abbiamo un esempio coerente e di grande interesse, la riflessione teorica è in grado di anticipare i comportamenti pratici, gli stessi linguaggi dell'arte, quando, e solo in determinate occasioni, l'analisi del pensiero e le sue previsioni operano all'interno di una conoscenza precisa e contestualizzata dei fenomeni culturali. La cronaca è questa: nel 1962, esattamente trentadue anni fa, in un famoso saggio, allora probabilmente poco letto e soprattutto ora da troppe persone dimenticato, "Simbolo comunicazione consumo", Gillo Dorfles, introducendo per la prima volta in Italia la teoria dell'informazione e, in particolar modo, i contributi teorici di André Moles e Max Bense, si soffermava sui concetti di ridondanza semantica, ridondanza estetica e di randomità estetica, ovvero una particolare produzione artistica nella quale intervengono elementi casuali (il significato del termine random).

Riflettendo intorno a un fenomeno che allora appariva come un episodio marginale della ricerca (il Gruppo T e il Gruppo N furono le uniche esperienze artistiche italiane attente a questi risvolti teorici), Dorfles scriveva: "II concetto di random-kunst, di arte sorta per caso, fatta a casaccio, o diciamo meglio di automatismo artistico, è certo uno dei più interessanti aspetti dell'arte odierna, e merita d'essere inquadrato entro i canoni, quanto mai appassionati, d'una nuova estetica dell'informazione".
La ricerca linguistica di Danilo Premoli e soprattutto i suoi risultati estetici intervengono all'interno di questa tradizione artistica che non ha mai dimenticato il rilievo e l'importanza della riflessione teorica e della ricerca, rispetto all'opera e alla sedimentazione materiale e fisica dell'evento.

Anche la casualità fa parte dell'intenzione progettuale; non tanto sul piano delle condizioni e dei vincoli che stanno a fondamento di qualsiasi esperienza, quanto perché qualsiasi effetto è sempre da ricondurre, anche solo parzialmente, a una causa specifica. Gli accidenti, e anche gli incidenti di un percorso di ricerca consapevole, e quindi controllabile, rappresentano quel particolare fenomeno espressivo che, sempre Dorfles definiva, nel saggio citato, con il termine "asintattismo", ovvero l'infrazione della regola.

Danilo Premoli è un giovane architetto e designer colto e molto attento alle nuove tecnologie, senza essere, però, condizionato dalle stesse, come invece accade spesso ai giovani progettisti che si innamorano ciecamente della macchina, senza ricordare (e quindi senza mettere al centro della propria ricerca) il significato e la funzione del pensiero, della teoria estetica e filosofica: non esiste pericolo e limite peggiore che pensare di essere i primi, gli unici in grado di progettare il nuovo. Il nuovo è sempre il risultato di una serie di relazioni con il vecchio e, soprattutto, con quelle discipline che solo apparentemente appartengono ad altre aree conoscitive e culturali.
Nei lavori di Premoli sono presenti due elementi fondamentali: le regole e la conoscenza dei linguaggi informatici, da un lato, e, dall'altro lato, la cultura e la complessità di un testo letterario, il tutto all'interno di una tensione progettuale che desidera uscire dall'autocompiacimento e dalla sterilità di un pensiero che non vuole mescolarsi con la casualità delle nostre esperienze che via via danno un senso alle nostre azioni, al nostro esistere pratico.

Premoli affida il suo messaggio alla casualità degli interventi di chi si avvicinerà al computer: il visivo, il verbale e il sonoro, insieme, produrranno una risposta, ma non sarà l'unica possibile risposta perché la categoria del "tempo" è irreversibile, per cui infinite sono le combinazioni come le diverse, infinite opere d'arte, che ciascuno potrà portarsi a casa. Cosi scriveva Giovanni Anceschi, a proposito della sua esperienza d'artista nel Gruppo T: "un punto di vista cosciente della temporalità come elemento integrante e costitutivo della nostra vita", questa è la condizione per dare un senso a un lavoro che, fenomenologicamente, è instabile, fluido e mutevole.
Danilo Premoli presenta un possibile itinerario; io credo che possa essere utile per tutti, soprattutto per i giovani progettisti innamorati del computer, incontrare questa esperienza nella quale, invece, è presente una nostalgia nei riguardi della poesia, intesa come conoscenza delle regole, ma anche apertura verso il nuovo.

"Il classico che scrive la sua tragedia osservando un certo numero di regole che conosce è più libero del poeta che scrive quel che gli passa per la testa ed è schiavo di altre regole che ignora" (Georges Perec): la libertà creativa deve essere individuata nelle regole dei diversi linguaggi espressivi, senza dimenticare la positività dell'infrazione cosciente, quando quest'ultima si presenta all'interprete e al lettore, indicando con grande chiarezza le regole del gioco. [ top ]

 
Nanni Balestrini
[presentazione mostra personale d'arte "Messaggi", 1996, Fondazione Mudima, Milano]

Un Messaggio è un Messaggio, ma diventa un'altra cosa quando viene assimilato e rielaborato da Danilo Premoli. Subisce allora una serie di trasformazioni che producono una sua Moltiplicazione, ma al tempo stesso una sua Accelerazione e una sua Disseminazione.
I frammenti disgregati del Messaggio iniziale cominciano a ruotare vertiginosamente su se stessi, spezzano la linearità temporale dell'enunciato, invadono una superficie bidimensionale e si dispiegano in uno spazio ritmico che attira, avvolge e stravolge l'Osservatore.

L'occhio dell'Osservatore che si confronta col Messaggio di Premoli ignora che cosa si nasconde dietro i segni verbali che lo compongono. Particelle di senso si proiettano e dilagano in ogni direzione, proliferano indefinitamente fino a occupare tutto lo spazio fisico e mentale. Invadono la mente dell'Osservatore esposta alla contemplazione del Messaggio, che è divenuto un Ipermessaggio.

In una durata di tempo variabile secondo l'impostazione dei dati iniziali, l'Ipermessaggio raggiunge l'entropia. Ciò che nel corso del suo movimento verso l'entropia sedimenta nella mente dell'Osservatore è una traccia di significato che non potrà più essere cancellata. Potrà rimanere sommersa nel suo inconscio, ibernata per un tempo lunghissimo, ma un giorno si manifesterà in tutta la sua folgorante evidenza. Con quali conseguenze? Noi ancora non le conosciamo. Possiamo solo aspettare che si manifestino.
Quando? Forse neppure Danilo Premoli lo sa.

 
[ top ]